
Il mondo è decisamente rumoroso.
Non parlo del tipo di rumore che si misura in decibel, quello volendo si potrebbe pure evitare. Un paio di tappi e hai risolto. Parlo di un rumore, paradossalmente più sottile, un rumore sociale che spinge alcune persone a credere di non contare, di non incidere davvero.
Così si fanno piccole, occupano meno spazio di quanto farebbero naturalmente. Magari arrivano a convincersi che, nel grande palcoscenico della vita, il mondo sia diviso rigidamente tra protagonisti e comparse. Che tutto si muova solo in funzione di chi sta sotto i riflettori e che tutti gli altri siano lì solo per “riempire l’inquadratura”.
È la classica “sindrome del pixel”: ti guardi allo specchio e ti senti un quadratino colorato perso in un 4K infinito. Pensi: “Ma sì, se anche mi spegnessi io, chi vuoi che se ne accorga? L’immagine resta uguale e il mondo non smette mica di girare”. 📺
💡 Due “tips” dal mio zaino di musulmano
(Senza pretese di fare prediche, solo per farvi capire come vedo il mondo)
A voler essere onesti, il senso di inadeguatezza che proviamo spesso nasce perché accettiamo le regole di un gioco che non ci appartiene: la rincorsa alla visibilità nella Dunya (la vita terrena). Da musulmano, però, il mio punto di partenza è un altro. Credo fermamente che ogni essere umano possieda un valore intrinseco che non dipende dai riflettori, ma dal fatto stesso di essere stato creato da Allah.
بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ
“Io non ho creato i jinn e gli uomini se non perché Mi adorassero.” (Corano, 51:56) 📖
In questa prospettiva, la mia missione non è “fare la storia” per i posteri, ma tornare allo scopo per cui sono stato creato. Il mio valore non è un risultato da produrre: è qualcosa che mi è stato dato. Ecco come provo a onorarlo ogni giorno:
1. L’intenzione è il mio scudo: Ogni opera di bene, ogni gesto di cura, diventa adorazione (‘ibadah) se fatto con la giusta intenzione per compiacere Allah (che poi è Dio, ma mi piace usare l’arabo). Se agisco per Lui e non per compiacere altri, ho già vinto nel momento in cui inizio, anche se il mondo non se ne accorge il valore resta.
2. L’effetto barca (un’immagine che circola nella tradizione islamica): il cuore è come una barca. Deve stare nell’acqua per navigare, ma se lasci che l’acqua entri dentro, affondi.
Il problema non è stare nel mondo. È quando il mondo inizia a stare dentro di te.Cerchiamo di abitare il mondo senza lasciare che il suo rumore abiti dentro di noi.
Quelli che fanno la Storia (senza essere visti) 👤
Questo mi fa riflettere sulla “Storia” e su come la raccontiamo. Prendiamo Napoleone. Tutti sanno chi è. Ma se ti fermi un attimo, l’immagine del “grande uomo solo al comando” non regge. Senza migliaia di soldati che combattono, lui non conquista niente.
Di certo il giullare di corte del Re di Napoli ai tempi di Napoleone non ha mai ricevuto un Oscar… anche se un “Oscar Rafone” se lo sarebbe proprio meritato! (E sì, con questa io mi sono appena candidato ufficialmente al premio!). Chissà quante persone avrà tirato su di morale mentre fuori i soldati partivano per le nebbie della Russia! 🎭❄️
Miguel de Unamuno chiamava tutto questo intrahistoria. La storia che non si vede. Quella delle persone comuni che pesano perché le loro scelte, sommandosi, creano una massa critica. È come l’erosione: una singola goccia non sposta il granito, ma un miliardo di gocce che scorrono nella stessa direzione scavano un canyon. Non è la forza della goccia, è l’ostinazione del flusso. 💧
Il ritorno dell’Uomo Tartaruga 🐢
E qui, per chi ha letto il mio primo post, indovinate un po’ chi torna a trovarci? La nostra tanto cara tartaruga! Hahah!
Va piano, è chiaro. Non attira l’attenzione. Però si muove e, soprattutto, ha una direzione. Per lei la direzione è tutto: non può permettersi di andare a caso perché non ha la velocità per rimediare.
Non è che può dire: “Vabbè, ho sbagliato indirizzo, ora accelero e recupero il ritardo”.
No, mi dispiace: il signor Tartaruga oggi ha perso l’appuntamento con l’agente immobiliare per vedere i gusci nuovi! 🏠🐢
A un certo punto realizzi che non sei fuori da questo meccanismo. Sei dentro. Il tuo pezzetto pesa. Anche quando decidi di stare sul divano a fare finta di niente, stai comunque contribuendo all’inerzia del mondo. Sei come quel granello di sabbia che, pur essendo minuscolo, se finisce nell’ingranaggio giusto può fermare un’intera fabbrica.
Finché pensi di non contare, puoi permetterti di non porti il problema. Ma se il tuo pezzetto pesa, quella posizione diventa difficile da tenere. Perché quel pezzetto è tuo. Riguarda le persone che incontri, le scelte che fai, il modo in cui tratti gli altri.
Questa consapevolezza è scomoda, lo so. E le scuse piacciono a tutti: sono calde e rassicuranti come una bella felpa XL col cappuccio.
E allora la domanda è semplice: in che direzione stai spingendo, anche piano?
